Mag 8, 2015 - Genitorialità    No Comments

Dalla “parte” delle mamme!!!

Essere genitori non vuol dire avere dei figli…Contro i genitori si sono versati fiumi d’inchiostro, i giornali sono pieni di storie di bambini rifiutati, trascurati, contesi. In letteratura troviamo manuali che partendo dall’osservazione del bambino stabiliscono che tipo di relazione è stata instaurata e se è del “tipo” giusto. Certo è, che diventare genitore, significa navigare in acque pericolose.download (9)

Troppi si, troppi no, vietato vietare, bisogna che ci siano le “regole ma devono essere quelle giuste, (a saperle quelle giuste!). Nelle librerie è pieno di manuali su come debba essere il genitore perfetto, il papà perfetto, la mamma perfetta. La figura più esaminata, controversa e discussa e senz’altro la figura materna. La maggior parte degli studiosi, nel tentativo di trovare una spiegazione ai vari tipi di disturbo della personalità ha individuato, a seconda dell’orientamento e del periodo storico di riferimento, nella madre l’imputato ideale. images (19)

Secondo tale modello, il modello monotropia, certamente si, poiché questo prevede che solo l’attaccamento con la madre inciderà sullo sviluppo socio-emotivo del bambino, le relazioni stabilite con altre figure non avranno alcun peso, ma la rappresentazione della relazione stabilita con la madre, verrà applicata a tutte le altre relazioni. Questa ipotesi ha trovato numerose conferme, e così come fu per Freud, per il quale la causa dei disturbi era da ricondurre ad un qualche trauma occorso in tenera età, anche per il modello monotropia si trova una spiegazione al disturbo. L’osservazione delle modalità con le quali l’adulto ed il bambino gestiscono l’interazione è di particolare interesse ed aiuta a comprendere in modo più chiaro, come la famiglia e le relazioni, che il bambino sperimenta al suo interno, contribuiscano a costruirne l’identità. Certamente i primi anni di vita sono di fondamentale importanza per la costruzione dell’identità ma non sono gli unici e certamente, la modalità con la quale l’adulto di riferimento si prende cura del bambino è importante ma non determinante. Parallelamente agli studi che cercano di confermare l’ipotesi monotropia altrettanti studi dubitano della sua validità. L’ipotesi gerarchia, in cui non si nega l’importanza che le altre figure hanno nei confronti del bambino, indica una preferenza nei confronti della madre, una sorta di hit-parade, con la mamma al primo posto images (22).

I dati delle ricerche che hanno analizzato il rapporto che s’instaura tra i bambini e le educatrici dell’asilo nido, hanno dimostrato una maggiore indipendenza fra le diverse relazioni d’attaccamento, proponendo che il bambino sia in grado di stabilire legami d’attaccamento di qualità diversa, con caregiver differenti. La qualità del legame dipenderà dal ruolo assunto dal caregiver nei confronti del bambino. Dagli studi effettuati negli ultimi anni sugli effetti delle cure extrafamiliari come nidi o ludoteche ecc,  è emerso, un dato estremamente interessante. Il tipo di legame che il bambino sviluppa con gli educatori  ed il tipo di legame che il bambino sviluppa con i genitori sembra essere indipendente, in altre parole non ci sarebbe un “tipo” di attaccamento prevalente che funga da prototipo per la costruzione di legami futuri, ma l’integrazione dei diversi legami diventerebbe il miglior predittore dello sviluppo infantile. L’avere stabilito legami sicuri con diversi caregiver, assicura uno sviluppo socio-emotivo più avanzato rispetto ad un bambino che ha sperimentato un attaccamento con solo una o due figure. Il bambino già alla nascita possiede le capacità di organizzare le esperienze, di partecipare alle interazioni tenendo conto di tutte le relazioni che intrattiene nei diversi contesti, ed è in grado di coordinare azioni e di dotare le realtà di significato in base ai differenti contesti . Si riconosce, in questo modo, al bambino la capacità di organizzare le esperienze e di dotarle di significato, il bambino non più da plasmare, ma a sua volta attore, con una propria dignità. Nel contempo si deresponsabilizzano le madri di alcune, non di tutte, le colpe del mondo, considerando che gli effetti nefasti di un attaccamento insicuro possano essere compensati dagli effetti positivi dati dalle cure di un altro o di altri caregiver. Dall’analisi della letteratura l’impressione che se ne ricava è che non esista un modello unico di relazione, ma che le diverse modalità, le diverse relazioni e i suoi esiti, dipendano dall’influenza di numerosi fattori. Vale la pena ricordare che, “nonostante le madri”, la maggior parte dei bambini, diventano adulti amorevoli e sereni. Essere genitore è percorso che si evolve nel tempo ed ha significati diversi a seconda del periodo, della cultura, del contesto… Coraggio mamme!

 

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Apr 29, 2015 - famiglia    No Comments

Eventi critici o eventi?

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Teoria dello stress familiare (1983),

ha posto l’accento sul concetto dell’evoluzione familiare connessa con eventi inattesi o improvvisi. All’interno dell’ impianto teorico, la definizione di evento critico è fondamentale per comprenderne appieno il significato. Con evento critico ci riferiamo a tutti quegli eventi che esulano dall’ordinario, e che, per essere risolti richiedono l’attivazione di processi di adattamento. Un evento critico pone la famiglia, le persone, di fronte alla necessità di riorganizzare le risorse e le modalità relazionali. In generale si distingue tra evento critico normativo ed evento critico paranormativo, con evento normativo ci si riferisce a quella serie di eventi che riguardano il ciclo divita, quindi matrimonio, nascite, adolescenza, pensionamento, morte, ecc.str

 

Gli eventi paranormativi si riferiscono a quella serie di eventi che non sono preventivati nella vita di una coppia come per esempio la separazione, il divorzio, (nessuno, che io sappia, si sposa con la convinzione che presto finirà!), incidenti, malattie, cambio lavoro, fenomeni sociali. La lista degli eventi potrebbe continuare a lungo, ciò che è importante sottolineare è che, non è tanto il tipo di evento che definisce la criticità dello stesso, ma il significato che gli individui gli attribuiscono.

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Le famiglie nel corso della loro vita si confrontano con tanti tipi di eventi (a volte con più eventi contemporaneamente), il significato o meglio la criticità che all’evento viene attribuita è data nella misura in cui viene percepita tale. L’intensità e la portata, sono in funzione del significato che ad esso viene attribuito che a sua volta, dipende dai valori di riferimento, dal contesto in cui è inserita ecc. La definizione che la famiglia dà all’evento è un’importante predittore della modalità con cui la stessa farà fronte all’evento. Eventi che culturalmente non sono valutati come particolarmente problematici, possono diventarlo per alcuni tipi di famiglia. I processi di definizione stabiliscono l’ampiezza e l’intensità della crisi e contemporaneamente, regolano le strategie adattive. In conclusione l’evento critico rende inadeguate le modalità abituali di funzionamento, implica una perdita, crea disorganizzazione, rappresenta il dinamismo, pone compiti di sviluppo, ha caratteristiche di rischio/opportunità, esita in una trasformazione.

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Apr 27, 2015 - Separazione    No Comments

Le difficoltà della gestione del conflitto nella separazione

images (10)In ogni fase del ciclo di vita le persone, le famiglie, fanno fisiologicamente fronte ai diversi compiti avvalendosi dell’ausilio di risorse istituzionali un esempio  sono la scuola materna, l’ospedale, gli istituti per anziani o per i disabili, nondimeno, una famiglia può utilizzare i servizi anche nei casi di difficoltà della gestione del conflitto causato dall’evento separativo. Quando parliamo di conflitto solitamente ci riferiamo a qualche cosa di negativo da eliminare o quantomeno da evitare. L’accezione negativa del conflitto è così radicata in noi che spesso ci dimentichiamo che il conflitto è presente in tutte le dimensioni della vita dell’uomo, che fa parte della vita dell’uomo come ne fa parte la morte. Si ha conflitto quando il bambino piange perché vuole essere preso in braccio, quando vuole il giocattolo; quando lui vuole andare al cinema e lei vuole andare a vedere la mostra …

La parola di derivazione latina non ha soltanto un significato negativo, di scontro, lotta, ma significa anche far incontrare, mettere a confronto; la constatazione della normalità dello stesso dovrebbe farci riflettere sulle possibilità, sulle opportunità che dallo stesso si possono verificare. Dal conflitto si possono avere effetti di crescita, si possono favorire l’emergere di nuove posizioni, da due posizioni antitetiche si può arrivare ed una terza soluzione che favorisca le parti in causa. Se, per esempio, lui vuole andare al cinema, è possibile, anziché irrigidirci sull’adeguatezza della domanda, arrivare ad una soluzione che soddisfi entrambi, “prima la mostra e poi il cinema” Per il conflitto, le modalità abituali di funzionamento sono inadeguate, il conflitto crea disorganizzazione, rappresenta il dinamismo, pone compiti di sviluppo, ha caratteristiche di rischio/opportunità,

esita in una trasformazione.download (7)sole-

Può verosimilmente avere esito sfavorevole se, come accadeva in passato, in numerose tradizioni di studi, viene considerato come una manifestazione disfunzionale, come un evento da reprimere o da prevenire, negandone la sua naturalità e relegandolo al regno del patologico. Nel conflitto vengono attivate una serie di emozioni che mettono in discussione la nostra stessa esistenza, l’antiteticità delle posizioni assunte appare spesso inconciliabile, ma è proprio questa divergenza che, se ben gestita, offre spunti per ridefinire le situazioni e creare opportunità di crescita in nuove direzioni.

Per poter trasformare il conflitto in un qualche cosa di più, che la mera contrapposizione e trasformarlo in un processo di crescita e di maturazione, è necessario gestirlo adeguatamente, senza negarlo. È necessario abbandonare l’ottica del pensiero lineare, basata sul modello causa effetto, per abbracciare in pensiero di tipo complesso. Non c’è mai una sola causa che produce un determinato effetto ma al contrario, ogni causa, produce molteplici effetti. Una delle principali limitazioni del pensiero lineare è che cerca di trovare una spiegazione per ogni ordine di problema. Nei casi di separazione, che, ricordiamo essere uno degli eventi più stressanti della vita, si è in presenza di un’alta conflittualità e si ha una situazione di forte crisi o di violenza Nel caso di due presone che si separano utilizzare il pensiero lineare, corrisponde all’attribuzione della responsabilità ad uno soltanto dei membri della coppia, che generalmente ritenuto malato o pazzo,deve necessariamente essere curato,

quando va bene… meglio se: images (11)

La violenza del contrasto induce le persone coinvolte a pensare che i desideri di uno siano inconciliabili con i desideri dell’altro e la contrapposizione d’interessi sui temi in questione può rivelarsi tanto radicale da convincersi che al termine del conflitto ci debbano essere un necessariamente un vincitore ed un perdente. images (9)

Lo stesso testo della legge dell’8 Febbraio 2006 sull’affidamento condiviso, non prevede, per la sua applicabilità, un accordo totale fra il padre e la madre, ma la disponibilità ad assumersi la propria responsabilità genitoriale nei confronti dei figli, nel rispetto delle reciproche competenze e possibilità, abbandonando l’ottica riduzionistica del vincente e del perdendente, del giusto o sbagliato. In questo modo si riconosce legittimità alle differenti posizioni e si crea la possibilità affinché possano emergere nuove opportunità.

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Apr 27, 2015 - Genitorialità    No Comments

Come si diventa genitori?

come fareMa come si diventa genitori, come si diventa mamma o papà?

Essere genitori non significa avere dei figli, non bisogna identificare la generatività o geneticità con la genitorialità. Come per quelli che escono dal coma, ai quali viene chiesto subito se hanno visto la luce, e la maggior parte non ha visto nulla e non ricorda nulla, (generando in chi domanda tanta delusione), anche le mamme, non hanno la luce, la maggior parte, appena lo vede pensa: Ok, e ora? Quando se lo vengono a prendere?

Anche le gatte, certe volte, non hanno la sapienza, le scrofe…li schiacciano, i cani li abbandonano, le cavalle li calciano ecc

Non si diventa mamma solo portando un figlio nove mesi nella pancia, altrimenti non si spiegherebbero le adozioni, i figli lasciati nei cassonetti, i figli venduti per pochi soldi, i figli violentati, picchiati abbandonati o anche solo portati al mare a mezzogiorno e lasciati sotto l’ombrellone perché mamma deve prendere il sole! Non si diventa papà solo perché la propria moglie/compagna ha partorito. Già più di cento anni fa Dostoevskij faceva dire ad un suo personaggio de “I fratelli Karamazov”:”Chi ha procreato non è ancora padre; padre è colui che ha procreato ed ha meritato il proprio nome”…”Egli ti ha generato e tu sei sangue del suo sangue e perciò devi amarlo”… “Perché devo amarlo se poi non mi ha amato”…Dimmi babbo perché devo amarti?e se questo padre sarà in grado di rispondergli e di provarglielo, sarà questa la vera famiglia normale poggiata non soltanto sul pregiudizio mistico, ma su basi ragionevoli, intuitive e rigorosamente umane. Se il padre non darà nessuna prova allora il figlio acquista la libertà ed il diritto di considerare suo padre come un estraneo.

Purtroppo, sono ancora in pochi ad obiettare che la minor propensione paterna ad occuparsi delle esigenze pratiche quotidiane dei figli, non sia una colpa, né un valido motivo per continuare a farlo.

Non si può volere bene in nome di un meccanismo biologico  sci

né, in nome del legame di sangue. I padri e le madri non vogliono bene ai loro figli per forza, perché “carne della loro carne” ne i figli vogliono bene ai loro genitori per via “dell’obbligatorio” amore filiale. Un amore filiale che non sia preparato e coltivato dal genitore, che sia padre o che sia madre, è semplicemente assurdo, l’amore non si crea dal nulla, come tutte le cose ha bisogno di cure, di tempo e dedizione. I genitori che non si curano dei propri figli, che ignorano le necessità dei propri bambini che amore filiale possono pretendere? La “presunta” capacità delle madri di comprendere i propri figli, è determinata/generata soprattutto dal fatto che si prendono cura, in prima persona, di quelle che sono le loro necessità.  tigreQuesta cura è un atto volontario, ed è frutto della “frequentazione assidua” e dell’ascolto. I genitori che riconoscono dal tono di voce il motivo del pianto del loro bambino, sono in grado di saperne il motivo perché sono rimasti ad ascoltarlo ed hanno imparato che quando ha fame è in un modo, quando è stanco è in un altro ecc. Genitori e bambini imparano a conoscersi e a riconoscersi dal momento della nascita. I bambini hanno bisogno di una gran dose di sicurezza e di protezione emozionale, oltre che di stimoli, per affrontare le sfide, le fasi che il processo di crescita comporta. A tal proposito citiamo l’articolo della Psicologa Livia Turco presente sul sito dell’A.I.M.S, che rimase molto colpita dalla testimonianza di Raul Medina Centeno, docente in Psicologia Sociale a Madrid e ricercatore presso l’università di Cambridge, il quale riferisce che si riscontra una sensibilità del tutto nuova, da lui definita come “istinto paterno”, in quei padri che, per diverse situazioni, si sono assunti la responsabilità dei loro figli… La sua personale esperienza è quella di padre di due bambini piccoli, di cui si è assunto molto presto la piena responsabilità in seguito alla morte prematura della moglie. Questo evento, molto doloroso, ha cambiato radicalmente il suo modo di essere padre. In seguito alla nascita dei bambini, la coppia, aveva stabilito un accordo di divisione dei compiti impostata su un modello di famiglia piuttosto tradizionale, in base al quale, il padre avrebbe continuato a lavorare a tempo pieno fuori casa e la madre si sarebbe presa cura dei bambini. Essendo quest’uomo anche un padre molto affettuoso, guardava con occhio di ammirazione il rapporto che la madre aveva instaurato già con il primo figlio: “notavo che loro condividevano un proprio mondo, che si esplicava con un linguaggio corporeo comprensibile soltanto a loro due, come quando Alex aveva fame, sete, caldo, freddo o una colica ecc. La mia spiegazione e consolazione di tale speciale condivisione, come padre, era che fosse effetto dell’istinto materno…”. In seguito era nata un’altra bambina, Nicole e, nonostante il padre si fosse assunto più compiti rispetto al primo figlio, la suddivisione dei compiti aveva continuato a sussistere. In seguito alla malattia e poi alla morte della moglie, l’assetto familiare aveva dovuto subire un radicale cambiamento “Quella situazione mi obbligò a prendermi cura dei figli a tempo pieno e cambiò profondamente le mie responsabilità di padre. Ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo, cambiare i pannolini o cantare una ninna nanna. Oggi, con i miei figli, abbiamo instaurato una relazione significativa che si esprime attraverso un linguaggio comune. Ad esempio, durante la notte, anche se addormentato, riesco a sentire ogni loro movimento; capisco quando sono stanchi, ammalati, quando hanno fame o sete, quando vogliono giocare dormire o riposare. Curiosamente anche loro mi ascoltano, sono al corrente di me; ciò spiega la natura interattiva della paternità. D’altro canto, ho anche sperimentato dei radicali cambiamenti nel modo di esprimere i miei sentimenti a loro…Tutto questo mi fa pensare a qualcosa di viscerale che è sorto in me: probabilmente un istinto paterno”…

Pirandello ha detto dei figli:”si pigliano la vita; non solo la loro ma anche la nostra si pigliano. E siamo noi per loro; mica loro per noi” . Essere genitori non vuol dire avere dei figli ma dare ai figli, essere generosi, essere lì per loro, essere felici di rendere felici.

 

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Apr 26, 2015 - Separazione    No Comments

Il fallimento della vita a due

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L’ideale dei due cuori e una capanna tende a implodere, l’azzurro del Principe sbiadisce e Cenerentola gira per casa con i bigodini e la maschera allcostume-da-signora-con-bigodini’argilla    3547z_a-costume-principe-azzurro

Tanto maggiori saranno le aspettative all’inizio del rapporto, tanto più forte sarà la sensazione di tradimento e delusione quando il rapporto finisce. La coppia contemporanea nasce come ricerca di comprensione assoluta. L’esigenza della soddisfazione reciproca ricevuta in quanto individui è il punto focale, centrale ed irrinunciabile. Dall’altro, ci si aspetta tutto e considerando le ovvie limitazioni di ognuno di noi e l’impossibilità di competere con un’immagine “idealizzata”, è comprensibile come si vada incontro a delusioni, incomprensioni, frustrazioni. Per molti secoli il matrimonio è stato considerato indissolubile ed il divorzio veniva concesso in casi molto limitati. In passato, il così detto sistema accusatorio, prevedeva che uno dei due coniugi, dovesse accusare l’altro, per poter ottenere il divorzio. Le prime leggi che prevedevano il divorzio senza colpa furono introdotte in alcuni paesi verso la metà degli anni Sessanta, in Italia,  nel 1970. Prima degli anni settanta, quando la separazione era ancora in fenomeno raro, veniva vissuta come un evento traumatizzante e deviante. L’idea che la separazione fosse un evento nocivo per le persone coinvolte, e dalla quale derivassero necessariamente degli effetti devastanti e nefasti, ha ispirato la maggior parte delle ricerche (Lasio, 2006). Negli anni Cinquanta la separazione era spiegata come un evento denso di effetti negativi per i protagonisti, sopratutto per i figli che si riteneva che fossero meno corazzati . Negli anni Sessanta l’accento venne spostato sul ruolo dell’individualità, intesa come volontà individuale, come causa della separazione Alla fine degli anni settanta, all’aumentare del numero delle separazioni, e con la nuova logica della decolpevolizzazione, la ricerca è entrata in una nuova ottica, attraverso la considerazione dei possibili esiti favorevoli. Attualmente, non si colloca più la rottura del legame coniugale fra gli eventi necessariamente nefasti , ma, in alcuni casi, si arriva a ritenerla una tappa normale del ciclo di vita, dalla quale possono, perché no, derivare effetti benefici.

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Apr 26, 2015 - coppia    No Comments

La “possibilità” del tradimento

Una delle esperienze più dolorose ed intense, in tema d’amore, è sicuramente  imagesil tradimento.

Il significato della parola tradimento viene dal latino “tradere”, corrispondente in italiano a “consegnare”, inteso nel significato di consegnare ai nemici. Indica l’atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà. Il tradimento ci viene proprio da quei rapporti dove la fiducia primaria è possibile.

Nella situazione di fiducia, nell’abbraccio affettuoso, con un amico, un parente, l’analista, mettiamo allo scoperto qualcosa di noi, che avevamo tenuto nascosto; possiamo essere realmente traditi solo quando ci fidiamo veramente. Più grandi sono l’amore, la lealtà e l’impegno, maggiore sarà il tradimento. Quando in una unione esiste la fiducia, il rischio del tradimento diviene una possibilità con cui convivere e quindi è parte della fiducia, come la conquista è parte/possibilità della sconfitta.

All’interno della coppia, il tradimento, può diventare l’esito finale di un disagio presente da tempo. Come tutti gli eventi, rappresenta un’occasione per evolvere, dal momento che devia il corso delle cose.

Il tradimento, come atto, è una mossa relazionale e nella sua logica vede la possibilità di analisi da diversi punti di vista, quello di chi tradisce, quello di chi viene tradito e quello della relazione.

“Traditore

Spesso , mi è stato riferito come un evento improvviso e occasionale; ma nella vita, tutto ha un senso ed anche gli imprevisti, sono il risultato di una serie ininterrotta di decisioni più o meno consapevoli. Si tradisce perché dentro si percepisce un vuoto e ci si sforza di colmarlo, in “qualche modo”.  Non si è in grado fare finta che quel “vuoto” non ci sia…il disagio, è presente comunque.

Il tradimento, “non esiste”, è solo il tentativo del proprio Io di colmare quel vuoto, quel senso di profonda solitudine. La pancia, sede delle emozioni, trasmette il disagio al cervello  rettiliano, che lo risolve nel modo più rapido…quando la persona che ci sta vicino non è emotivamente disponibile, ci si concentra su azioni, che permettono di esprimere un bisogno in maniera limitata;l’azione più comune, è quella di concentrarsi sul sesso.

A quel punto ci si ritrova davanti a un bivio, o si prende la salita e ci si mette in discussione, oppure si sceglie la discesa e si rompe la relazione. Si formeranno altre coppie, che non avendo risolto il problema di quel vuoto continueranno a tradirsi all’infinito. E ci sarà sempre, un frustrato, travestito da cinico, pronto a sentenziare che la vita è soltanto questo: il luogo, del deterioramento dei corpi e dei sentimenti. Oppure ancora, come in un emblematico brano di C. Consoli, si sceglie di andare avanti, in una ostinata consuetudine, sostenuta dalla forza dell’inerzia, una sintonia perversa.

SEG15162_gSe si decide di prendere la salita, occorre modificare punto di vista e, con la consapevolezza che nessuno , se non  noi stessi, potremmo colmare “quel vuoto”, liberarsi dalle catene, troppo spesso, le persone, chiamano amore una dipendenza o un’abitudine.

“Tradito”

quando ci si può fidare, quando si è sicuri , quando non si può essere abbandonati o feriti, significa essere fuori dalle vie della dispiacere e quindi, fuori della vita reale. E non importa quale sia il calice della fiducia, se l’analisi, il matrimonio, l’amicizia, o un qualsiasi rapporto umano…

Se ci viene data assicurazione che ne usciremo incolumi, o addirittura arricchiti, se saltiamo dove ci sono sempre braccia per riceverci, il nostro non è un vero salto, a parte l’emozione del volo nell’aria, non vi è alcuna differenza fra il secondo o il decimo gradino. E’ la fiducia primaria che permette di volare cosi in alto, ma poi succede che, nonostante una promessa,  accade l’incidente, e si cade. La promessa mancata è una intrusione che la vita “confeziona” nella sicurezza nella quale, ci si può affidare all’ordine di tutte le cose. Ma è anche l’entrata violenta ad un altro livello di consapevolezza,

Vertrauensfall anche nel rapporto più fiducioso, esiste la possibilità del tradimento  images (1)

Il momento critico del grande abbandono, è un momento molto delicato. Se in un rapporto veniamo abbandonati, siamo tentati di negare il valore dell’ altra persona, di vedere, improvvisamente, tutte le sue ombre, che naturalmente, nella situazione di fiducia non esistevano. Questi lati negativi, rivelatisi tutto d’un tratto, sono una compensazione di idealizzazioni precedenti, e la mole di queste rivelazioni, indica la bassa coscienza in cui prima ci si trovava. Così dobbiamo ammettere che, quando l’amarezza per un tradimento è molto forte, in precedenza, esisteva una situazione di fiducia , d’innocenza infantile, inconscia, nella quale la realtà era negata. Ma il mutamento improvviso da uno stato incosciente alla coscienza è proprio di qualsiasi momento della verità perciò non è questo il rischio principale.

Più pericolosa è l’indifferenza. indiffUna delusione subita in amore, in un gruppo, da un amico o un analista, porta spesso ad un mutamento nella persona tradita, la quale non solo nega il valore della relazione e della persona, ma, l’amore in genere, diviene per essa inganno, i gruppi sono trappole, l’analisi è lavaggio del cervello ecc… “colpisci l’altro prima che sia lui a colpire;”. Questo è il make-up, per nascondere le cicatrici della fiducia tradita. Questo atteggiamento, se mantenuto costante nel tempo, impedisce o comunque inibisce lo crescita verso il significato positivo del tradimento. La persona tradita giura di non salire più cosi in alto, il processo è rovesciato, le esperienze vengono orientate dando loro valori opposti e si agisce contro il proprio sistema di valori. Si giustificano le proprie azioni con un rappresentazione che non appartiene, in questo condizione si è veramente traditi, dati in mano ad un nemico intimo. Questa alienazione da noi stessi, dopo il tradimento, è estremamente protettiva, non si vuole essere più colpiti e poiché la ferita venne proprio dall’aver rivelato come siamo fatti, cominciamo con l’evitare accuratamente di ricascarci.

“La relazione” 

Il tradimento ha minacciato la stabilità della relazione, la fiducia costruita insieme viene meno. La stabilità di ogni membro verrà messa a dura prova, stress, aggressività, incapacità nella gestione della propria rabbia, senso di frustrazione, questi i vissuti principali, cui ogni coppia reagirà con le sue modalità e tempistiche. La comunicazione diventa estremamente ardua ed incomprensibile, l’altro viene percepito come un estraneo, ciò che sembrava indicare una forte vicinanza tra le due persone non è che una malinconica distanza.

Lo strappo è dovuto soprattutto alla sensazione che siano venute meno le premesse di base su cui si fondava la relazione.

corderotte-g  Il tradimento, mette le persone davanti allo specchio, parla della coppia reale… spesso la sensazione è di non riconoscere più chi si ha davanti. Ma il tradimento, rappresenta un’occasione per evolvere racchiude un messaggio unico,

quella relazione vi sta offrendo, una possibilità di cambiare,

e allora bisogna scegliere, comprendere chi siamo e cosa vogliamo, imparare a conoscere chi si ha davanti e… se lo si vuole scegliere ancora.

 

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Apr 25, 2015 - generale    No Comments

I pregiudizi sulla Psicologia

Mi serve uno psicologo?   download (1)

I pregiudizi sulla psicologia sono tanti. Prima di metterci in contatto con un professionista in questo campo ci facciamo molte più domande che per chiamare un dentista o un idraulico. Perché? Perché del dente, delle tubature vediamo la contingenza, e sappiamo che non sono una nostra limitatezza. Se invece il malessere è di natura personale, pensiamo che la soluzione non arriverà o che la si possa, semplicemente… aspettare!

Perchè se ci si rivolgesse ad uno psicologo significherebbe che la nostra difficoltà sarebbe reale,

perché ci metteremmo in una posizione scomoda,

perchè saremmo ritenuti dei malati, (non a caso veniamo chiamati strizzacervelli),

perché se uno ha bisogno di sfogarsi, è sufficiente parlare con un amico,

perché costa !!!   salvadanaio-immagine-animata-0018

La psicologia e la crescita personale non sono questo. Dallo psicologo si affrontano delle difficoltà interiori, si definiscono i problemi e gli obiettivi, e si decide come lavorarci sopra. Il professionista è in grado di fare qualcosa di qualitativamente diverso rispetto al dare consigli e all’ascoltare, come potrebbe invece, fare un amico. Il professionista possiede gli strumenti e le tecniche, che la ricerca gli ha messo in mano, per guidare la persona verso la comprensione e la modificazione attiva di quei comportamenti, atteggiamenti, affetti, che possono essere causa di disagio. Vero è, che il desiderio di cambiare, è ben diverso dal pretendere che qualcuno ci risolva i problemi. Non basta iscriversi in palestra per vedere dei miglioramenti, bisogna andarci, sudare e faticare!!! Se non si è realmente motivati a mettersi in gioco e in discussione, non ci sarà nessun cambiamento. Non sarà rassicurante, ma questa è la psicologia, rappresenta un investimento per il nostro benessere, per il presente e per il futuro.

E’ davvero curioso come, a volte, il nostro punto di vista sulle cose possa diventare così poco flessibile che si renda necessario che qualcuno dall’esterno ci aiuti, così facendo, ci permette di esplorare altri modi di vedere e giudicare gli eventi. E’ un punto di vista supportato dall’esperienza e dalle conoscenze scientifiche, la realtà non sempre è come ce la immaginiamo. Ci sono momenti, in cui è proprio il fatto di “essere nella nostra pelle,” che non permette di trovare la soluzione. Cosa succede realmente, lo si capisce solo provandolo di persona, ed è davvero difficile descrivere l’intensità delle emozioni in gioco durante una seduta, nella mia esperienza, ho imparato che non ci sono formule magiche, ma che ogni incontro, è una storia.

Quindi, quando rivolgersi ad uno psicologo?   imagesCAHJTWOD

Quando sembra che le nostre scelte siano tutte sbagliate…

Quando si sta vivendo un momento di difficoltà e si ha bisogno di fare chiarezza per andare avanti…

Quando un sintomo sta rendendo difficile la nostra quotidianità e le nostre relazioni (fobie, attacchi di panico, difficoltà sessuali)

Quando la nostra salute è compromessa da un comportamento inadeguato e pericoloso (problemi alimentari, droga, alcol, vecchie e nuove dipendenze etc.)

Quando la nostra vita di coppia è ad un bivio…

Quando la nostra vita di coppia ha difficoltà, ci si sta separando o si ha un calo dell’attrazione, o si è vissuto un tradimento…

Quando ci si sente soli e non si riesce a realizzare quello che vorremmo…

Quando siamo separati ma vogliamo un aiuto per il bene dei nostri figli e non vogliamo smettere di essere e fare i genitori…

Quando il rendimento scolastico dei nostri figli è problematico …

Quando viviamo con una malattia che limita la qualità della nostra vita …

Quando qualche comportamento di un nostro caro ci sta preoccupando…

Quando la nostra vita corre troppo e abbiamo bisogno di imparare a rilassarci…

Quando nella nostra vita è venuto a mancare qualcuno di speciale e abbiamo bisogno di aiuto per andare avanti…

Quando abbiamo solo bisogno di uno spazio nostro dove mettere ordine nel racconto della nostra vita.

 

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