Ott 18, 2015 - coppia    No Comments

Ma se anche Kermit e Miss Piggy, si sono lasciati…

 Kermit e Miss Piggy, si sono lasciati

isUltimamente ricevo mail nelle quali, l’argomento primario riguarda il dubbio sulla muppetrelazione con il partner/coniuge/fidanzato… le frasi che ricorrono più spesso sono:

il rapporto con il mio fidanzato/a, non va bene,

sono consapevole che l’unica soluzione sia lasciarlo/a,

non sono innamorato/a ma gli/le voglio bene,

siamo fratellino e sorellina!!!

se fossi certo che non soffrisse, la/lo lascerei,

sto male ma non riesco a farlo, vorrei capire perché,

vorrei capire perché…

Ma come mai le persone di qualunque età, portano avanti relazioni insoddisfacenti arrivando ad una vera e propria crisi? Come si entra nel circolo vizioso dell’amore infelice? La cosa più ovvia, sarebbe quella di chiudere la relazione, ma il solo pensiero di dover dire al partner una cosa del genere spaventa ed è motivo di sofferenze. Allora si preferisce trascinare la relazione, sofferenze e frustrazioni comprese.

Nel trascinare queste situazioni, le preoccupazioni sul futuro e di dover affrontare tutto da soli, sono i principali motivi; in alcune persone il pensiero della solitudine attiva un’emozione di estremo pericolo o di vergogna, in altre un senso di fallimento. Giocano un ruolo importante, l’abitudine e le consuetudini che fanno da ostacolo all’arrivo del nuovo…peccato perché spirito di intraprendenza e di avventura sono le cose che rendono entusiasmante la vita e portano le persone ad evoluzione, riflettiamoci!

Molto attinente, a tal proposito, la frase di F. Volo “solo perché non c’è di meglio… la medaglia d’argento. Conosco un sacco di persone che stanno con la medaglia d’argento, la seconda classificata, piuttosto che star sole.”medaglia d argento

Cercare di comprendere il nostro bisogno d’amore e come esso funziona è fondamentale se vogliamo crearci una vita che risponda ai nostri bisogni e che rifletta la nostra natura migliore.

Ogni essere umano desidera un legame, una relazione appagante, e come esseri umani, siamo programmati per questo. In una relazione d’amore, un legame sicuro e appagante, tra partner, crea un circolo positivo di vicinanza, accudimento e desiderio.

images (25)La fame emotiva, in una coppia, è una realtà molto dolorosa , e quando i nostri bisogni non vengono accolti, quando ci sentiamo emotivamente respinti o non accolti, la “fame”, si fa sentire! Quando le persone si sentono amate sono più vive, più forti, più belle, più libere, ma quando ciò non succede, e i nostri bisogni non vengono ascoltati, ci sentiamo deboli, stanchi e frustrati. La fame emotiva…se l’ascoltiamo, e la usiamo come guida, ci dice esattamente ciò di cui abbiamo bisogno!

In Psicologia, la difficoltà di troncare un rapporto, anche in presenza di problemi, può essere spiegato con il così detto “modello di investimento”, sviluppato dalla socio-psicologa C. Rusbult. Questo modello, spiega cosa motivi gli individui a rimanere in un rapporto, anche se non è soddisfacente. Iniziare una storia seria, significa legarsi ad un partner, limitando la propria libertà in base a tre diversi fattori:

images (38) Soddisfazione:

I partner sviluppano dipendenza e dedizione nei confronti del proprio rapporto quando provano elevati livelli di soddisfazione. E la soddisfazione la provano quando il rapporto gratifica alcuni dei loro bisogni più importanti, quali quello di compagnia, d’intimità, sessualità e di appartenenza.

 images (27)Alternative:

La dipendenza e la dedizione dei partner tende ad aumentare quando ci si convince che le alternative siano meno desiderabili.

images (30) Investimento:

La dipendenza e la dedizione dei partner vengono influenzate da quanto si è investito nel rapporto, in termini di tempo, energia ed altre importanti risorse. Più investiamo, più questi tende a piacerci. I partner che condividono una casa, una famiglia, degli amici, delle proprietà e un reddito hanno compiuto un investimento enorme nel rapporto, rendendolo troppo caro da sacrificare.

Tale modello mette in luce in maniera realistica aspetti che spiegano per quale motivo non riusciamo a mettere fine ad una storia insoddisfacente. Per quanto il livello di appagamento della vita insieme possa essere basso, le barriere mentali costituite dai tre fattori evidenziati (soddisfazione, alternative, investimenti) possono ritardare anche all’infinito la fine di un legame non più soddisfacente. La sensazione di perdere molto (amici, attività comuni, vantaggi, ecc.) o l’assenza di un progetto alternativo, possono condurre in maniera inconscia alla perpetuazione dei problemi e di un amore infelice… peccato perché spirito di intraprendenza e di avventura sono le cose che rendono entusiasmante la vita e portano le persone ad evoluzione!

download (7)

Dopo aver riflettuto attentamente, preso in considerazione la cosa pensandoci bene e dopo aver litigato non poco, abbiamo preso la difficile decisione di terminare il nostro rapporto sentimentale. Continueremo a lavorare insieme (The Muppets, il martedì quest’autunno dalle 8 alle 9 sulla ABC) e in tutti i media conosciuti o che verranno scoperti, in perpetuo, in tutto l’universo. Comunque, le nostre vite personali sono ora distinte e separate, e vedremo altre persone, maiali, rane eccetera. Questo è il nostro unico commento su questa faccenda privata, a meno che non arrivi l’offerta giusta. Grazie per la vostra comprensione.

Se si desiderano maggiori informazioni, suggerire argomenti da trattare,

o una consulenza mirata:

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

 

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

Ott 15, 2015 - generale    No Comments

Settimane del benessere psicologico in Sardegna

 

 

                                                   Studi Aperti

dal 29 ottobre all’8 novembre, consulenze informative gratuite,

                                           prenotazione telefonica

                                                Dr.ssa Carla Piras

Psicologa, Mediatrice Familiare, Esperta in Psicologia Giuridica

                                                 cell 3248497238

                                         Via Palestrina, 72, Cagliari         

 

 

Ott 10, 2015 - generale    No Comments

Settimana del benessere psicologico

11224205_918721721517079_5335370717539730406_n

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se si desiderano maggiori informazioni, suggerire argomenti da trattare,

o una consulenza mirata:

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

Set 12, 2015 - Frasi e Aforismi    No Comments

Filastrocca dei mutamenti

filastr mutamenti

 

Se si desiderano maggiori informazioni, suggerire argomenti da trattare,

o una consulenza mirata:

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

 

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

Set 8, 2015 - Frasi e Aforismi    No Comments

Genitori,

sfondofrasi-sito-40-perfezione

 

Se si desiderano maggiori informazioni, suggerire argomenti da trattare,

o una consulenza mirata:

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

 

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

 

Set 3, 2015 - generale    No Comments

Eustress, distress… che stress!

imagesnnnnnConosciamo tutti il termine inglese, stress, viene comunemente usato con significati spesso contrastanti molto più spesso con una accezione squisitamente negativa: “mi sento stressato, che stress la posta, la riunione, il prof…la ceretta!”.

Quando parliamo di stress, ci riferiamo a stimoli di natura fisica o psicologica che interferiscono col normale funzionamento di un individuo; oppure ci si riferisce allo stesso, per indicare una risposta fisiologica a una data situazione, per esempio tachicardia sudorazione lingua felpata, associata a vari stimoli esterni; nella maggioranza dei casi ci si riferisce allo stress per indicare una combinazione di circostanze esterne e di risposte dell’individuo.

Secondo H. Selye, (1971), lo stress è la risposta generica dell’organismo a ogni richiesta che gli venga effettuata. La richiesta comprende una vasta gamma di impulsi che vanno dagli stimoli fisici, come caldo o freddo, agli sforzi muscolari, agli input emozionali, mentre, la risposta biologica è sempre la stessa. Sempre secondo Selye, lo stress, non può e non deve essere evitato perché costituisce l’essenza stessa della vita, perché non è una condizione patologica dell’organismo, anche se, in alcune circostanze, può produrre patologia, come quando lo stimolo, agisce con grande intensità e per lunghi periodi. È utile invece considerare che lo stress, in situazioni d’emergenza, può salvarci la vita. download (2)Per esempio, trovandoci nell’ipotetica situazione di un naufragio, come è capitato a K. Corda sulla Concordia, la velocità e la forza che lo stress possono attivarci, sono preziosissime! Ma, se ci trovassimo spesso in quella situazione, lo stress diverrebbe decisamente troppo da sopportare!

Lo stress è un insieme di reazioni di natura sia fisiologica che psichica che l’organismo mette in atto per rispondere a una data situazione. Ognuno di noi risponde agli eventi in maniera diversa, dal momento che, ognuno di noi, fa esperienze diverse e apprende diverse strategie.

In psicologia, si è soliti chiamare lo stress buono, images (31)eustress, e lo stress cattivo, images (24) distress.

L’eustress, è quello che, ci aiuta ad affrontare e superare le varie prove che la vita ci propone, dove tutte le funzioni del nostro organismo collaborano per cercare di migliorare la nostra condizione. Serve ad aumentare la capacità di comprensione e concentrazione, decidere con rapidità, mettere i muscoli in condizione di muoversi velocemente, avere a disposizione l’energia adatta ad agire. Il distress, è quello che provoca maggiori difficoltà, la “tensione cattiva” ansia, angoscia, paura di non farcela, qualche volta appresa in tenera età: non correre, non sudare, non sporcare, NON…. e allora evitiamo di fare cose che ci piacerebbe fare come, correre, sudare, sporcare… impariamo a evitare, e questa paura, a volte rimane.images (28)

Ma torniamo a noi ed al nostro stress, come evitare lo stress dannoso o trasformarlo in positivo, perché un individuo va incontro allo stress e un altro no, perché la stessa persona a volte reagisce stressandosi e a volte no? Psicologia e fisiologia ci vengono incontro con i loro diversi studi e ci dicono che non è tanto lo stimolo, quanto la rappresentazione mentale, cioè l’idea che ne facciamo, che lo trasforma in un potenziale pericolo. In condizioni di equilibrio, la previsione di un pericolo è senz’altro un vantaggio, in condizioni di squilibrio, la previsione può essere alterata, e può succedere che venga percepito un pericolo ciò che in realtà un pericolo non è, per cui, le condizioni di stress, permangono anche in assenza di eventi stressanti, oppure, l’organismo reagisce a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata.

download (1)Può essere fonte di distress qualsiasi cosa ci faccia vacillare, un esame, una gara, un incontro, ma è la terra che si muove o siamo noi ad aver perso l’equilibrio?

Il fattore umano viene spesso trascurato, quando invece, è alla base di tutto, c’è chi, è più bravo a superare la paura, a reagire positivamente, in pratica, a gestire al meglio le proprie emozioni e chi meno. Così come ci sono le persone più brave in matematica o negli sport, c’è chi possiede questa caratteristica psicologica, e chi, invece, deve acquisirla attraverso differenti strategie, esattamente come per qualsiasi altra abilità: maggiore allenamento o allenamento mirato.

E non sempre è vero che basta volerlo perchè succeda, basta dire che non vogliamo più pensieri negativi e che dobbiamo pensare in positivo perché tutto sia possibile. Se così fosse, vorrebbe dire che saremmo colpevoli dello svantaggio che ci affligge e, poveri noi, chi si salverebbe più!cartoon-smile-clip-art-642378

In base alle caratteristiche dei diversi soggetti ed in funzione delle problematiche che si presentano, vengono utilizzate strategie e tecniche diverse, come per esempio, il modeling che non è altro che l’apprendimento per imitazione di comportamenti tesi a regolare le nostre risposte agli stimoli; il coping o il problem solving, ecc, qundi scegliete l’approccio a voi più congeniale e… buon stress a tutti!

Se si desiderano maggiori informazioni, suggerire argomenti da trattare,

o una consulenza mirata:

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

Ago 7, 2015 - depressione    No Comments

I disturbi dell’umore post-partum

images (23)Dopo la nascita di un bambino, può capitare, che la donna non si senta così felice come pensava che avrebbe dovuto essere. Al contrario, può sentirsi triste senza motivo, irritabile, incline al pianto…inadeguata nei confronti dei nuovi ed impegnativi compiti che la attendono. Nella maggior parte dei casi questo stato d’animo è del tutto fisiologico e passeggero, nel giro di poco tempo, questi sentimenti negativi, passano e la neomamma può godere appieno della vicinanza del suo “cucciolo”. Si tratta, in questi casi di baby-blues, uno stato depressivo temporaneo e senza nessuna conseguenza.Depressione-post-partum-a-Milano-corsi-comunali-per-le-neomamme

La gravidanza costituisce un passaggio maturativo essenziale, ed ha in se tutte le caratteristiche di rischio/opportunità, di un evento pieno di gioia, che comporta anche tutta una serie di pesanti prove che la donna si trova di colpo a dover affrontare. Non è solo la neomamma a dover affrontare la gravidanza come una prova, tant’è, che il diventare genitori rappresenta la più grande crisi transizionale della coppia. Ai fattori psichici, poi, vanno aggiunti i fattori biologici, legati non solo allo stress del parto ma soprattutto alle imponenti variazioni ormonali associate alla fine della gravidanza ed alla nascita del bambino.

images (18)All’origine della depressione post partum c’è quasi sempre un mix delle due componenti chiave dell’essere umano, il corpo e la mente, a cui va aggiunto un terzo fattore: il contesto ambientale e familiare. Ma più che di depressione post partum sarebbe meglio parlare di Disturbi dell’Umore in Puerperio, (D.U.P.), molto variabili per intensità e gravità. Si parte dalle forme lievi, note come “baby blues” o “maternal blues” o “lacrime da latte”che si risolvono con l’affetto del partner e della famiglia, per passare poi alla depressione puerperale vera e propria, molto più invasiva e duratura, che si manifesta con sintomatologia variabile, fino ad arrivare ai disturbi gravi racchiusi nella definizione di psicosi puerperale, molto rara, che, solitamente, si manifesta nella prime quattro settimane.

download (1)Diventare madre, significa doversi adattare a tutta una serie di cambiamenti, fisici, emotivi e sociali, che spesso vengono sottovalutati o non riconosciuti. Ancora oggi, nell’immaginario collettivo, si pensa che diventare madre sia la “cosa più naturale” e che la madre, guardando il proprio cucciolo sappia, automaticamente ciò di cui ha bisogno. La realtà è ben diversa, prima che scatti la famosa scintilla, è necessario un periodo di “rodaggio” fatto di errori, frustrazioni e qualche piccola gioia. In questa fase, madre e figlio, imparano a conoscersi ed a capirsi. Accade spesso che l’incontro tra madre e figlio generi nella madre dubbi, ansie e paure e che la madre trovi difficoltà ad adattarsi al suo nuovo ruolo, percependo le continue richieste del neonato come minacce e sentendosi soprafatta dalle richieste e dalle aspettative legate alla maternità.

Oltre ai fattori biologici, concorrono al manifestarsi della stessa molte altre cause, quali per esempio, eventi di vita stressanti occorsi nell’ultimo anno, difficoltà familiari o di coppia, isolamento sociale, fattori di personalità tra cui un forte bisogno d’ordine e di controllo, l’umore durante la gravidanza, temperamento e salute del bambino, aspettative sociali legate alle “gioie” della maternità.images (20)

Nella depressione post partum, si osservano molti sintomi: irritabilità, confusione, ansia, attacchi di panico, perdita d’interesse, disturbi del sonno, dell’appetito tristezza, senso di colpa. Questi sintomi, hanno una rilevanza particolare, non solo perché ostacolano il recupero della madre, ma anche perché possono compromettere il benessere del bambino. E’ importante ricordare che una depressione post-partum non curata tende a cronicizzare, che la depressione della madre riduce le possibilità di sviluppare una buona sintonia col bambino, cosa che aumenta il disagio e complica la risoluzione del quadro. La gravità può variare da episodi di depressione minore, spesso non diagnosticati, perché il funzionamento della madre è apparentemente buono, fino a episodi di grave depressione maggiore. La depressione post partum si differenzia dal baby blues per una maggiore gravità e durata dei sintomi e differisce dalla psicosi post partum per la quale è spesso necessario oltre che un immediato intervento psichiatrico, un ricovero ospedaliero.images (14)

Il nuovo ruolo viene spesso rappresentato in maniera irrealistica: le neomamme, vengono rappresentate in maniera idilliaca, sempre sorridenti, mai stanche, perfettamente truccate con in braccio bambini serenissimi e sorridentissimi…le loro case brillano!

Le madri che hanno aspettative di questo tipo, si sentono spesso fallite nell’affrontare i problemi e nel far fronte alla situazione reale.

Alcuni falsi miti  possono generare frustrazione e predisporre al disagio psicologico:

images (8)Fare la mamma è istintivo, niente di più falso, è una attività complessa che richiede l’apprendimento di molte tecniche e astuzie di vario genere. Non deve essere un dramma se inizialmente si incontrano degli insuccessi.

images (21)Il bambino perfetto, quasi tutte le mamme si fanno un “ritratto” del nascituro, e se non coincide, comincia la frustrazione magari aggravata dal confronto con i figli degli altri…sempre più bravi, buoni e carini! E’ un illusione, ogni bambino che nasce ha una sua personalità e un suo temperamento, così come delle caratteristiche fisiche, alcuni sono soggetti a coliche o piangono o rigurgitano più di altri, insomma bisogna “adattarsi” al nuovo arrivato, pensando che il meglio debba ancora arrivare.

Mamma è perfezione, è ovvio che nessuno sia perfetto e comunque anche gli errori sono ammessi. Anche non provare, inizialmente, un eccezionale trasporto per il neonato, è normale. L’affetto cresce con la confidenza, e questo non significa non essere una buona madre.download

 

callDr.ssa Carla Piras

3248497238

cpstudio3@virgilio.it

Questo Blog ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e non verranno pubblicate.

Lug 27, 2015 - adozione    No Comments

Adozione, “cose” da sapere…

Adozione: istituto giuridico grazie al quale soggetti rimasti senza genitori naturali o da questi non riconosciuti o non educabili possono diventare figli legittimi di altri genitori:

un’opportunità di dare una famiglia.images (10)

Differenze tra Affido e Adozione:

-la temporaneità: l’affido familiare non è definitivo e il minore, a differenza dell’adozione, non ha lo status di figlio;

-il mantenimento dei rapporti con la famiglia di origine;

rientro del minore nella famiglia di origine.

 

download (12)Caratteristica dell’idoneità genitoriale, è la capacità di saper accogliere come ricchezza, e non come limite, la diversità del minore in stato di abbandono.

La ricerca della famiglia sostitutiva parte dall’esigenza del minore e non dai bisogni di genitorialità.

Il criterio fondamentale alla base della dichiarazione d’adottabilità del minore è lo Stato di Abbandono:

-Decadenza della responsabilità genitoriale (nell’ipotesi di maltrattamenti e abusi nei confronti del figlio, o in caso di comprovata incapacità di comprendere i bisogni del minore)

-Non riconoscimento alla nascita da parte di entrambi i genitori (30 giorni dalla nascita);

-Genitori omissivi rispetto al proprio ruolo.

L’adulto con l’acquisizione della genitorialità assume, verso la prole, doveri e responsabilità più che diritti.

L 184/1983 e successive modifiche L149/2001: “Adozione Nazionale e Internazionale”: la valutazione della coppia adottiva viene realizzata di volta in volta rispetto alle esigenze del bambino e in base alla capacità degli adulti di instaurare con lui una relazione.images (9)

E’ previsto, che i minori che abbiano compiuto 12 anni, possano esprimersi rispetto all’adozione; anche il minore d’età inferiore, dovrà essere ascoltato in relazione alla sua capacità di discernimento ed anche l’eventuale discendente biologico o adottato, della coppia adottante, deve essere sentito in merito alla domanda di adozione, per esprimere il suo consenso.

Affidamento pre-adottivo: periodo di tempo in cui il minore viene collocato provvisoriamente presso apposite strutture o all’interno dell’ipotetica nuova famiglia.

images (2)Requisiti per l’Adozione

Gli adottandi devono essere uniti in matrimonio, da almeno 3 anni, non deve sussistere separazione personale neppure di fatto e devono essere idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare. Il periodo dei 3 anni può essere raggiunto computando anche eventuale periodo di convivenza pre-matrimoniale.

La differenza di età tra gli adottandi e l’adottato deve essere compresa dai 18 ai 45 anni. Inoltre potrebbe essere derogato tale limite a patto che i coniugi adottino due o più fratelli assieme o se hanno un altro figlio minorenne.

Rischio giuridico: fase che si pone tra la notifica del provvedimento dello stato di adottabilità del minore e la fine dell’iter processuale. La madre, il padre e i parenti biologici fino al IV grado, che abbiano rapporti significativi col minore, entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento di adottabilità, possono procedere con l’impugnazione.

Il rischio è che di fronte ad un ricorso legale alla dichiarazione di adottabilità il bimbo possa rientrare nella situazione precedente all’affido temporaneo.

Il bambino straniero che entra in Italia non è sottoposto a rischio giuridico , ma è più esposto a rischi di tipo sanitario.download

La famiglia adottiva con i figli che provengono dall’adozione internazionale si costituisce in un paese straniero, secondo modalità, luoghi e tempi che non sono i nostri e ai quali, spesso, le famiglie si adattano con fatica.

Il bambino abbandonato presenta spesso un ritardo nello sviluppo psico-fisico, le ferite provocate dallo stato di abbandono, carenza di relazioni affettive sane, di stimolazioni sensoriali e tattili, provocano un rallentamento dello sviluppo psicomotorio in parte accentuato a seconda dei tempi di reazione del bambino alle stesse.

Il minore ha diritto di conoscere la sua realtà biologica al compimento del 25° compleanno, salvo contraria espressione del genitore naturale, tale diritto è anticipato al 18° anno nei casi in cui vi siano gravi motivi di salute psicofisica del ragazzo.(L.149/01 art 28)

La ricerca delle proprie origini. Per coloro che sono stati adottati la ricerca delle proprie origini riveste un significato particolare, legato all’esperienza dolorosa dell’abbandono. Un compito non facile da affrontare.

images (5)La scelta di adottare un figlio deve essere una scelta matura, responsabile e completamente condivisa, siete pronti?images (4)

Pagine:«1234567»